Ex membro e mente grafica del leggendario gruppo comico britannico Monty Python, Terry Gilliam (Minneapolis, 1940) è uno dei registi più radicali e visionari della storia del cinema. Il suo è un universo narrativo inconfondibile, dove la commedia nera si mescola con la potenza liberatoria della fantasia.

Il suo cinema è un atto di ribellione visiva e concettuale. Spesso le sue storie prendono vita all'interno di distopie surreali, mondi opprimenti in cui la tecnologia non è un simbolo di progresso, ma lo specchio di un controllo capitalistico pervasivo e di un'onnipresente videosorveglianza. Davanti a questa disumanizzazione, lo spettatore e i protagonisti sono spinti a cercare una forma di resistenza. Il sogno e l’immaginazione diventano gli unici strumenti di liberazione capaci di scardinare le gabbie della realtà.

Un altro elemento cardine della sua poetica è la satira filosofica e spirituale: cresciuto in una famiglia cristiana devota ma dichiaratamente ateo, Gilliam inserisce spesso nei suoi lavori riflessioni taglienti sulla fede cieca in una religione, decostruendo con ironia la ricerca di uno scopo ultimo nella vita umana.

Brazil, 1985

Brazil

Influenzato direttamente da Orwell e Fellini (il titolo originariamente previsto era 1984 ½), oltre che Philip Dick e Buñuel, Brazil mette in scena una distopia burocratica soffocante e carrierista, un mondo dominato da scartoffie, ministeri inefficienti e droni spia, dove l’errore non è contemplato e deve essere repressa ogni obiezione. Per il protagonista, il sogno di una donna misteriosa e la fuga mentale rimangono l'unico rifugio possibile. L'opera è considerata il secondo tassello della "Trilogia dell’immaginazione", composta da Jabberwocky e Le avventure del Barone di Munchausen.

12 Monkeys, 1996

12 Monkeys

Liberamente ispirato al cortometraggio La jetée (1962) di Chris Marker, catapulta lo spettatore in un mondo sospeso tra l'incubo e l'allucinazione. A causa di una pandemia virale, nel 2035 l’1% dell’umanità sopravvissuta si è rifugiata in comunità sotterranee. Gli scienziati che le guidano sono disposti a usare i detenuti come cavie per esplorare la superficie esterna e viaggiare nel passato, in cerca dell’origine del virus e di una cura. Muovendosi tra passato e futuro, Cole (Bruce Willis) deve lottare contro l’ineluttabilità della storia, e la rovina che l’essere umano crea per sé stesso.

Parnassus, 2009

Parnassus

Un viaggio surreale attraverso le dimensioni, accessibili superando lo specchio magico del dottor Parnassus (Christopher Plummer). Quest’ultimo l’ha ottenuto attraverso un patto con il diavolo, che gli chiede in cambio l’anima della giovane figlia. Nell’intreccio subentra il giovane Tony (Heath Ledger), che lo porta a conseguenze irreversibili. I protagonisti vivono immersi in finzioni e illusioni: spinti da desideri profondi, sono disposti a dannare le persone più care per ottenere ciò che vogliono, e l’unica salvezza risiede nell’affrontare piuttosto che sfuggire le conseguenze delle proprie scelte.

The Man Who Killed Don Quixote, 2018

The Man Who Killed Don Quixote

A trent'anni di distanza da Il barone di Munchausen, questo progetto rappresenta il compimento di un'ossessione personale del regista. Gilliam porta in scena un altro indomabile sognatore, il simbolo perfetto della potenza liberatoria dell'immaginazione, Don Chisciotte (Jonathan Pryce, lo stesso interprete del protagonista di Brazil) affiancato da un regista cinico e disilluso che viene scambiato da lui per il fedele scudiero Sancho Panza (Adam Driver). Il film racconta lo scontro tra la fantasia e i "mulini a vento" rappresentati dai rigidi vertici del potere.

Lo sapevi che...?

lo sapevi?

Gilliam ha iniziato come illustratore per la rivista satirica Help!, dove ha conosciuto il futuro fondatore di Mad Magazine. Nel 1968 si unisce ai Monty Python, firmando le loro iconiche animazioni surreali. Debutta alla regia co-dirigendo Monty Python e il sacro Graal insieme a Terry Jones.

Nel 2006 ha rinunciato ufficialmente alla cittadinanza statunitense, mantenendo solo quella britannica acquisita nel ‘68. A causa delle normative fiscali e legali derivate, può trascorrere soltanto 29 giorni all'anno negli USA.

Dal 2010, è cittadino onorario di Montone (Perugia), borgo in cui ha comprato casa negli anni '90. Lì trascorre le sue estati, ed è presidente onorario della giuria dell’Umbria Film Festival. Nel 2012, sempre in Italia, ha fatto un cameo nel film indipendente italiano I rec U di Federico Sfascia.

Gilliam è stato vicinissimo alla regia di progetti monumentali poi diretti da altri, tra cui Watchmen (tentato tra il 1989 e il 1996 con Joel Silver), Good Omens, The Truman Show e Harry Potter e la Pietra Filosofale (era la prima scelta di J.K. Rowling). Avrebbe voluto anche adattare, da grande appassionato di Philip K. Dick, Il mondo di Jones e A Scanner Darkly.

L'uomo che uccise Don Chisciotte ha richiesto vent'anni e tre tentativi, come raccontato nel documentario Lost in La Mancha. Il primo ciak risale al 2001, con Johnny Depp e Jean Rochefort nei ruoli principali, ma si interruppe dopo poche settimane per problemi sul set (tra cui una tempesta di sabbia) e i problemi fisici di Rochefort. Perse anche i diritti della prima sceneggiatura, costringendolo a riscriverla e riprovare nel 2010 con Ewan McGregor e Robert Duvall; qui si fermò alla pre-produzione.

Il set di Parnassus fu colpito dalla tragica scomparsa di Heath Ledger a riprese in corso. Inizialmente intenzionato a cancellare il film, Gilliam fu convinto a continuare da tre amici storici dell'attore: Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law. Grazie a un espediente narrativo legato allo specchio magico, i tre interpretarono Tony nelle diverse dimensioni in cui viaggia, salvando l'opera e omaggiando l'amico.

Christoph Waltz fu convinto a radersi completamente capelli e sopracciglia. Il nome del suo personaggio, Qohen Leth, richiama il libro biblico di Qoelet, incentrato sulla vanità della fatica umana (da cui il sottotitolo italiano Tutto è vanità).

In un panorama cinematografico contemporaneo sempre più standardizzato, riscoprire la filmografia di Terry Gilliam significa rivendicare il diritto all'errore, alla meraviglia artigianale e alla splendida anarchia dell'immaginazione.